Hubner: "Non è più il mio calcio, sapete cosa succede nei dilettanti?"
L'ex attaccante Dario Hubner ha rilasciato alcune dichiarazioni parlando, tra le altre cose, anche della sua esperienza (già finita) di allenatore.

Dario Hubner è arrivato tra i professionisti quando aveva già 30 anni, prima una carriera passata nelle serie minori. L'ex centravanti ha ripercorso la sua carriera in una intervista a La Stampa: "Dai 16 ai 20 anni ero in Prima Categoria. Mi allenavo la sera, finito il lavoro. Avevo lasciato la scuola dopo le medie e facevo il fabbro serramentista. Per qualche mese avevo provato in panetteria: mi piaceva, ma avevo orari sballati. Il calcio rimase un hobby finché Zambianchi, ds del Treviso, in C2, non mi vide in un torneo e parlò con Apostoli, un muggesano che aveva giocato con lui a Udine. Mi proposero di andare in ritiro e accettai, ma lasciai la fabbrica con la promessa di riavere il posto se fosse andata male".
Cesena aprì le porte della B
"Ho ricordi bellissimi, il presidente Lugaresi è stato un secondo papà. Per la prima volta mi sentii calciatore: squadre blasonate, più spettatori, il nome sui giornali. Nel 1995-’96 diventati capocannoniere, ci ero già riuscito al Fano in C1".
A 30 anni la serie A…
"Ero triste per la retrocessione del Cesena, la chiamata del Brescia mi consolò. Debuttai a San Siro contro l’Inter nella prima partita di Ronaldo, 85 mila persone allo stadio non le avevo mai viste. Segnai anche, su assist di Pirlo: se qualcuno, ai tempi della Muggesana, me l’avesse predetto l’avrei preso per matto".
A Brescia giocò con Baggio:
"Ragazzo squisito, mai un atteggiamento da primadonna. A molti di noi non sembrava vero condividerci lo spogliatoio, ma si mise alla nostra altezza e anzi si arrabbiava se gli riservavamo qualche riguardo. Segnammo insieme tanti gol e andavamo d’accordo, ma gli era più consono un centravanti boa, abile nelle sponde, mentre io cercavo la profondità".
Ultima stagione in Serie A…
"Avevo 38 anni, volevo tornare a giocare solo per divertirmi, invece mi chiamò il Mantova in C1. Salimmo in B e lasciai i professionisti, ma sono andato avanti nei dilettanti fino a 43 anni e poi negli amatori, facendo anche il portiere. Come da ragazzo a pallamano o come quella volta in casa Juve, quando fu espulso Cervone".
La Nazionale è un rimpianto?
"Non posso averne: se penso che a 20 anni ero in Prima Categoria, devo solo ringraziare il calcio. Ed è bellissimo sentire ancora l’affetto della gente. Certo, in una convocazione ho sperato. Quando Vieri si fece male prima di Inghilterra-Italia, sembrava davvero che Trapattoni chiamasse me, invece aggregò Maccarone dall’Under21".
Hubner aveva iniziato ad allenare…
"Ho smesso perché non è il mio calcio. Nelle categorie dilettantistiche capita di dover scendere a compromessi, di dover far giocare il figlio dello sponsor o il cugino del direttore sportivo: un mio amico sostiene che a quei livelli, a volte, non alleni, ma fai il commercialista".
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